Il tema della comunicazione a terzi del conseguimento di un premio da parte del Legale a fini pubblicitari merita, sicuramente, un approfondimento stante l’estrema attualità e diffusione di una pratica oramai quotidiana sui social e già portata all’attenzione delle Istituzioni Forensi. Quest’ultime, nel corso degli ultimi anni, per l’appunto, hanno dato indicazioni di prudenza, ponendo l’attenzione sul rischio di violazioni deontologiche plurime.
I Legali devono quindi, necessariamente rapportarsi ed arrestarsi davanti a un Codice Deontologico che non ha subito modifiche tali da abilitare forme di pubblicità commerciale che non siano veicolate secondo dei canoni ben chiari e stabiliti dal Codice.
Nello specifico, esprimendosi sull’opportunità da parte di un Legale di pubblicizzare l’ottenimento di un premio, magari a pagamento e magari dando indicazione espressa dei nominativi dei clienti e delle vicende giudiziarie, le Istituzioni hanno ribadito che, avuto riguardo alla modalità di comunicazioni delle informazioni al pubblico e diretta alla clientela reale o potenziale, queste devono sempre rientrare nell’alveo della correttezza, trasparenza e veridicità. L’articolo 17 del Codice deontologico, prevede infatti che le informazioni che l’avvocato possa diffondere pubblicamente siano trasparenti, veritiere, corrette, non equivoche, non ingannevoli, non denigratorie o suggestive e non comparative e l’art. 35 dello stesso Codice, esclude categoricamente che l’Avvocato, nelle informazioni al pubblico, possa indicare il nominativo dei propri clienti e parti assistite, quandanche queste prestino il consenso.
Detto questo e per concludere, è opportuno porre attenzione al fatto che i Legali non possano attrarre clientela con modalità non consone di pubblicità attraverso l’acquisizione di riconoscimenti, premi e titoli che non siano oggetto di un conseguimento tramite valutazione oggettiva e operata da soggetti istituzionalmente autorizzati alla valutazione della capacità professionale, pena la possibilità di incorrere, appunto, in violazioni deontologiche.
